La velocità minima da rispettare

La decisione della Banca centrale europea di comprare titoli del debito italiano e spagnolo ha fatto ribassare di un punto lo spread dei titoli pubblici italiani rispetto a quelli tedeschi, considerati meno rischiosi dagli investitori, portando il nostro tasso di interesse al 5 per cento, un livello in linea – se si considera l’inflazione – con quello dei periodi migliori. L’operazione ha portato un po’ di sereno sul mercato dei titoli, anche se perfino questo ombrello d’emergenza non ha calmato le Borse.
8 AGO 20
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La decisione della Banca centrale europea di comprare titoli del debito italiano e spagnolo ha fatto ribassare di un punto lo spread dei titoli pubblici italiani rispetto a quelli tedeschi, considerati meno rischiosi dagli investitori, portando il nostro tasso di interesse al 5 per cento, un livello in linea – se si considera l’inflazione – con quello dei periodi migliori. L’operazione ha portato un po’ di sereno sul mercato dei titoli, anche se perfino questo ombrello d’emergenza non ha calmato le Borse. Eppure qualsiasi effetto positivo sarà effimero se il nostro governo non manterrà al più presto gli impegni annunciati per accelerare il risanamento: anticipo della manovra di finanza pubblica per ottenere il pareggio di bilancio nel 2013, messa in sicurezza di questo principio inserendolo nella Costituzione, e poi sul fronte dello sviluppo la norma pro liberalizzazione da inserire nella Costituzione e la riforma del mercato del lavoro.
Senza contare che andrebbero subito discusse anche le altre misure che la Banca centrale europea, secondo quanto riportato ieri da Federico Fubini sul Corriere della Sera, ci avrebbe esplicitamente suggerito per tonificare la crescita economica: ossia privatizzazioni, da mettere sul tavolo in tempi brevi con particolare riguardo ai servizi pubblici locali; liberalizzazioni su tutta la linea da attuare adesso per decreto; interventi sul pubblico impiego. Tutte misure che, si parva licet componere magnis, anche questo quotidiano ha suggerito negli ultimi mesi, e che riflettono una opinione comune e (sia pure con qualche distinguo) fanno parte del programma della coalizione di governo, che del resto intende porre nella Costituzione il principio guida della libertà economica.
Ora però occorre agire per decreto, e non solo nel caso delle liberalizzazioni come avrebbero suggerito da Francoforte. Bisogna farlo al più presto per la manovra di finanza pubblica che comporta sostanziose riduzioni di spese assistenziali e sociali su cui, negli analisti di mercato, c’è un tradizionale scetticismo, date le difficoltà politiche che esse generalmente incontrano in ogni processo di aggiustamento del bilancio. Ma una comunicazione lineare e convinta può fare miracoli. La vera prova del fuoco per il nostro debito pubblico non riguarda tanto il mese di agosto, in cui il Tesoro non mette sul mercato alcuna offerta di titoli pubblici, ma quello di settembre. E da ora fino a quel momento l’effetto di annuncio, generato dalle dichiarazioni di Silvio Berlusconi sulla accelerazione della manovra e dal fatto che il governo e il Parlamento ne discuteranno interrompendo le ferie, si sarà esaurito. Mentre intanto ogni giorno di indugio fa aumentare il suono disarmonico delle prove d’orchestra del governo tecnico.